L’autore

Giuseppe D’Alessandro vive a Niscemi. Avvocato cassazionista, esercita la professione forense presso il tribunale di Caltagirone e la corte di appello di Catania, prevalentemente nel campo penale e della responsabilità professionale. Relatore in numerosi convegni su temi giuridici, collabora con diverse riviste on line. Oltre che di questioni legali, si occupa di linguaggio con particolare riferimento alle tematiche legate alla professione.

Bibliografia:

 31hHaFQGd-L._BO1204203200_-196x300 L'autore    31nGifhafsL._AC_UL320_SR208320_-195x300 L'autore   images-198x300 L'autore   images-1-200x300 L'autore

· Bestiario giuridico 1 – Angelo Colla editore – Vicenza La Grafica & Stampa editrice s.r.l., Vicenza maggio 2011

· Bestiario giuridico 2 – Angelo Colla editore – Vicenza La Grafica & Stampa editrice s.r.l., Vicenza novembre 2011

· Truffe, truffati e truffatori – Angelo Colla editore – Vicenza La Grafica & Stampa editrice s.r.l., Vicenza novembre 2012

· L’assassinio del Mago di Tobruk e la misteriosa scomparsa della figlia – Scaffale del Nuovo Millennio – Bonanno Editore – Catania, maggio 2013

 31hHaFQGd-L._BO1204203200_-200x200 L'autore

Primo di due agili ed esilaranti tomi che riuniscono le assurdità più incredibili rinvenute in leggi, sentenze, comportamenti umani e in ogni altro fatto che abbia attinenza con la giustizia e con il diritto. È una sorta di summa giuridica che spazia dalla legislazione alla giurisprudenza, dalle sentenze più stravaganti dei giudici alle più strampalate dissertazioni giuridiche di avvocati, legislatori e amministratori pubblici, di ambito italiano, ma anche con qualche incursione nella legislazione dell’Europa Unita e degli Stati Uniti. Soprattutto sono le questioni legate al sesso, all’osceno e alle offese a costituire il vastissimo campo di indagine dell’Autore, che arriva a scomodare anche Sgarbi, Cattelan, Letizia Moratti, Berlusconi, Alessandra Mussolini, “I promessi sposi”, il Maurizio Costanzo Show, Tangentopoli, Lapo Elkann… L’opera, frutto della trentennale esperienza forense dell’autore, è scritta in maniera leggera, rapida e divertente, ma è puntuale e rigorosa nella citazione delle fonti giuridiche, letterarie e storiche, con frequenti richiami all’attualità. Il libro risulta godibile e divertentissimo per chi non ha una preparazione giuridica, e che cerca una lettura “scacciapensieri” suscitatrice di risate a crepapelle; ma si offre anche alla lettura più meditata di chi – avvocati, giudici, studiosi e impiegati in genere nelle professioni giuridiche – desidera abbracciare con un unico sguardo le questioni più curiose e strane proprie del mondo del diritto. Ampia la bibliografia specialistica di riferimento.

 31nGifhafsL._AC_UL320_SR208320_-200x200 L'autore

La pratica dell’offesa non è invenzione moderna, è vecchia quanto l’uomo, anzi qualcuno ha detto che la civiltà è nata quando un nostro primitivo antenato ha scagliato contro il suo avversario un’offesa invece di una freccia. Ma è nella società moderna, dove sono venute meno le buone maniere e trionfa la prevaricazione non solo verbale, che la pratica dell’ingiuria ha trovato il suo terreno più fertile. Ci si insulta ad ogni livello e luogo, pubblico e privato: all’interno della famiglia e dell’ambiente di lavoro, nelle riunioni di condominio e nelle assemblee parlamentari, negli stadi, a scuola, e perfino in chiesa e nei funerali. Alcune offese sono soltanto espressione di maleducazione e ignoranza, altre sono lesive dell’onore della persona e come tali sanzionabili dalla legge. Sono queste l’oggetto del nostro libro. Tra le migliaia di sentenze emesse da tribunali, giudici di pace, corti d’appello, Corte di Cassazione, l’autore ne ha individuato 912 pronunciate in materia di ingiuria, diffamazione, oltraggio, vilipendio, ecc., e da esse ha dedotto i mille modi usati dagli italiani per offendersi e finire in tribunale. Ne risulta un “bestiario” istruttivo e spassoso per la varietà dei termini offensivi rinvenuti, ben 612, che testimoniano la superba creatività italica nel confezionare l’insulto. Per offendersi gli italiani pescano materiale ovunque: dalle disgrazie personali ai difetti fisici, dalla diversità etnica a quella politica, religiosa e di genere.

 images-200x200 L'autore

La pratica dell’offesa non è invenzione moderna, è vecchia quanto l’uomo, anzi qualcuno ha detto che la civiltà è nata quando un nostro primitivo antenato ha scagliato contro il suo avversario un’offesa invece di una freccia. Ma è nella società moderna, dove sono venute meno le buone maniere e trionfa la prevaricazione non solo verbale, che la pratica dell’ingiuria ha trovato il suo terreno più fertile. Ci si insulta ad ogni livello e luogo, pubblico e privato: all’interno della famiglia e dell’ambiente di lavoro, nelle riunioni di condominio e nelle assemblee parlamentari, negli stadi, a scuola, e perfino in chiesa e nei funerali. Alcune offese sono soltanto espressione di maleducazione e ignoranza, altre sono lesive dell’onore della persona e come tali sanzionabili dalla legge. Sono queste l’oggetto del nostro libro. Tra le migliaia di sentenze emesse da tribunali, giudici di pace, corti d’appello, Corte di Cassazione, l’autore ne ha individuato 912 pronunciate in materia di ingiuria, diffamazione, oltraggio, vilipendio, ecc., e da esse ha dedotto i mille modi usati dagli italiani per offendersi e finire in tribunale. Ne risulta un “bestiario” istruttivo e spassoso per la varietà dei termini offensivi rinvenuti, ben 612, che testimoniano la superba creatività italica nel confezionare l’insulto. Per offendersi gli italiani pescano materiale ovunque: dalle disgrazie personali ai difetti fisici, dalla diversità etnica a quella politica, religiosa e di genere.

Il 18 luglio 1983 con una plateale esecuzione veniva assassinato il più famoso veggente del momento: il Mago di Tobruk. Per anni era stato il <consigliere> dei VIP dell’epoca: da Adriano Celentano a Claudia Cardinale, da Marcello Mastroianni a Gina Lollobrigida, sino ad essere oggetto di interesse di prestigiosi giornali anche esteri. Una mano assassina lo eliminò nella piazza principale di Niscemi, teatro di altre esecuzioni mafiose, a un mese esatto di distanza dalla scomparsa della figlia che non verrà mai più ritrovata. E’ la storia di una tragedia che non ha eguali perché dall’amore tra un mafioso e la figlia del Mago nascerà una bambina che non vedrà mai la mamma perché suo padre, che le ha dato la vita, l’ha tolta a colei che l’ha generato. E l’anno dopo l’ora della morte assassina suonerà anche per il padre…E’ una storia di mafia e di morti ammazzati nella Sicilia degli anni 80 dove i destini delle vittime si incrociano con gli interessi dei mafiosi, dove il sospetto di delatori fra le istituzioni (peraltro impotenti) si incontrano con gravissimi silenzi da parte della Magistratura protratti per decenni, lasciando chiuse nei cassetti di tante procure le dichiarazioni di numerosi pentiti.

Il racconto si snoda partendo dal banditismo di fine ottocento sino a quello che <convisse> con il separatismo del secondo dopoguerra, prosegue con l’ascesa di Cosa Nostra nella Sicilia degli anni 80 e 90, col tragico rosario di morti ammazzati per la costruzione della diga del Disueri, probabile cimitero di Patrizia, la figlia del Mago. Si tratta di una narrazione assolutamente veritiera, basata su atti giudiziari, indagini di polizia e resoconti di chi visse quei momenti. Con un finale che ricostruisce momento per momento gli ultimi istanti di vita di una giovane appena diciannovenne strangolata dal suo <amore> con l’autorizzazione del capomafia Madonia che gli suggerì: affucala (cioè soffocala).

 images-1-200x200 L'autore