La normativa europea tra fiori, frutta e ortaggi (sino ad arrivare all’arco del cetriolo)

La settimana scorsa la melanzana è stata la protagonista della nostra riflessione: il tentativo di “rubarne” una ha dato luogo a una causa durata quasi un decennio, mettendo in risalto le contraddizioni di un sistema che da un lato aumenta i termini di prescrizione perché non riesce a processare gli imputati e dall’altro spende tante risorse in azioni a dir poco discutibili. E’ l’obbligatorietà dell’azione penale, bellezza! L’evocazione della Solanum melongena ci offre lo spunto per parlare di frutta, ortaggi e alimenti in genere dal punto di vista normativo.

 

La nostra legislazione (che nessuno sa di quante leggi sia composta!) si occupa – fra le tante cose – anche di regolamentare il mercato alimentare, a protezione della salute, delle frodi e di quant’altro di illecito potrebbe accadere. L’appartenenza poi all’Unione Europea ha determinato il sorgere di una normativa comunitaria a volte opprimente, regimentando quasi ogni aspetto della vita di tutti i giorni, ma soprattutto creando un Corpus Juris composto da leggi che si moltiplicano nel tempo, sostituendo in parte alcune norme, aggiungendo o togliendo commi, dimenticando spesso di abrogare la normativa precedente e dando luogo a un contenzioso che ingolfa inesorabilmente i nostri tribunali. A nessuno sembra normale che la commercializzazione dei carciofi debba essere regolamentata da una sessantina fra leggi e decreti.

 

Come non è normale che a occuparsi dei dentifrici ci siano 20 leggi, appena due in meno di quelle che concernono i ferri da stiro. Molto meglio va alla carta igienica, regolamentata da “appena” 15 leggi. Con la normativa nazionale, per come si è detto, concorre poi quella europea e qui le cose si complicano non poco per via anche delle lingue: se ne parlano ben 23 e ogni parola deve essere tradotta in tutte queste parlate. La produzione di regolamenti è impressionante: per restare nel campo dell’agricoltura vi sono quasi 300 disposizioni che si occupano di fiori, una settantina di rose, 5 di petunie e ben 24 di crisantemi. Questo calcolo è stato fatto ovviamente senza spulciare una ad una le varie disposizioni, ma mediante la ricerca testuale, proprio come si fa con Google. Quando poi si scende nei particolari, saltano fuori delle disposizioni che ben difficilmente ci consentono di trattenere il sorriso. Vediamo alcuni esempi concernenti frutta e verdura.

Le carote non devono presentare alcuna traccia di ammollimento e non devono essere né legnose né biforcute. Non è la raccomandazione di una casalinga al marito sbadato che va a fare la spesa, ma lo impone il regolamento CEE n. 58 del 1962. Come ognun s’avvede parrebbe essere solo una raccomandazione di buon senso; e allora caliamoci nei dettagli normativamente previsti: il loro calibro minimo è fissato a 10 mm di diametro o 8 g di peso e il calibro massimo a 40 mm di diametro o 150 g di peso. Non sappiamo se la casalinga di prima imporrà al marito di dotarsi di adeguata strumentazione per prendere le misure.

Anche gli spinaci sono sottoposti a una regolamentazione ben precisa: la lunghezza del picciolo non deve superare i 10 cm. E la cicoria? regolamentata anch’essa: in nessun caso il diametro delle cicorie può misurare meno di 2,5 cm quando la loro lunghezza sia inferiore a 14 cm. In nessun caso il diametro può essere inferiore a 3 cm quando le cicorie siano di lunghezza pari o superiore a 14 cm. E che dire dei piselli? Guai a chiamarli tali se il baccello non contiene almeno tre semi (All. 1/3 del Regolamento 58 del 1962). Ma quanto tempo si impiega per fare una verifica baccello per baccello? E i fagiolini? Anch’essi regolamentati: la larghezza massima deve essere compresa fra 6 e 9 mm. Pure per i meloni vi è una normativa specifica: guai se il peduncolo supera i 2 cm, recita il regolamento 1615 del 2001!

 

Ma quello che fa impazzire di più è l’‘arco del cetriolo’ (così si esprime la legge). Come si fa a misurare l’arco del cetriolo che secondo il regolamento CEE 15 giugno 1988 deve avere un’altezza massima di 10 mm per 10 cm. di lunghezza? E le banane? Manco a dirlo, anch’esse hanno una misura stabilita dal reg. 2257 del 2004: il calibro è determinato dalla lunghezza del frutto, espressa in centimetri e misurata lungo la faccia convessa, dal punto in cui il peduncolo si inserisce sul cuscinetto fino all’apice, dal grado, cioè dallo spessore, espresso in millimetri, di una sezione trasversale del frutto praticata tra le facce laterali e nel mezzo del frutto stesso, perpendicolarmente all’asse longitudinale. Tutto chiaro? Se poi – sempre a proposito di banane – andate al mercato a comprarne qualcuna e volete essere precisini, portatevi dietro un metro: se la loro lunghezza non supera i 14 cm, il venditore è nei guai. A meno che non provengano dalle Azzorre, da Cipro o da Creta, per come consentito dal regolamento 228/06. Ma il mondo vegetale è fatto anche di piante ornamentali. E per le leggi europee non sono tutte rose e fiori (è proprio il caso di dirlo). Prendete il regolamento CEE 316 del 1968 e provate a farvi una ragione perché mai i rami di mimosa devono essere disposti a strati o presentati in mazzi da 150, 250 e multipli di 250 grammi. E subito ci si immagina che nella Giornata Internazionale della donna decine di poliziotti e vigili urbani stiano là, pronti a pesare i mazzi e contravvenzionare quei delinquenti che non rispettano la regola. Per ora basta: la prossima volta approfondiremo altre norme bizzarre. Ora voglio smettere di scrivere e voglio prepararmi una bella Pizza Margherita.

 

Peccato che non ho la ricetta, ma per un avvocato non è un problema: ho sottomano la Gazzetta Ufficiale del 24 maggio 2004 n. 120. E leggo: farina di grano tenero tipo “00” con l’eventuale aggiunta di farina tipo “0”, lievito di birra, acqua naturale potabile, pomodori pelati e/o pomodorini freschi, sale marino o sale da cucina, olio d’oliva extravergine. Buon appetito.

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *