Si può giocare a briscola senza dire parolacce?

Mentre le cronache politiche sono tutte impegnate nel raccontarci dell’incredibile cul de sac (cominciamo bene!) nel quale si è infilato Di Maio con la storia dei due forni gestiti da due fornai entrambi di nome Matteo, ecco che una notizia curiosa irrompe nelle cronache dei giornali: a Frascati un circolo di anziani, accaniti giocatori di briscola, viene chiuso – non certo perché il gioco considerato d’azzardo – quanto piuttosto perché gli arzilli frequentatori usavano un linguaggio, come dire, piuttosto colorito. Ora un eloquente cartello avverte che per un mese ai vecchietti è inibito l’uso delle carte (potranno raccontarsi barzellette, si spera poco spinte oppure giocare a dama; ma le carte sono virtualmente sotto sequestro). L’episodio ci spinge a fare il punto della situazione in ordine alle conseguenze giuridiche del turpiloquio. Nella sua formulazione originaria l’art. 726 C.P. così recitava: <Atti contrari alla pubblica decenza. Turpiloquio>. Chiunque, in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti contrari alla pubblica decenza è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda da euro 10 a euro 206. Soggiace all’ammenda fino a lire centomila chi in un luogo pubblico o aperto al pubblico usa linguaggio contrario alla pubblica decenza. Nel 1999 l’ultimo comma della norma citata venne abrogato, per cui il turpiloquio oggi è un fatto penalmente irrilevante. Nel 2016 gli atti contrari alla pubblica decenza sono stati depenalizzati e pertanto in conclusione la questione può così riassumersi: è lecito usare un linguaggio scurrile, anche in luogo pubblico, mentre gli atti indecenti sono puniti come illecito amministrativo. Residua la responsabilità (non penale ma) amministrativa per chi bestemmia in luogo pubblico. Per fortuna la punizione è limitata alle invettive contro le Divinità, ma soprattutto è sanzionata con pene pecuniarie, mentre in alcuni Stati (come Iran, Pakistan, Egitto) si arriva sino ad applicare la pena capitale (come dire: la religione è il cappio dei popoli). Anche gli atti osceni sono stati oggetto di rimaneggiamento normativo e oggi sono puniti con una sanzione amministrativa, salvo che concorrano congiuntamente due circostanze: che siano commessi in prossimità di luoghi frequentati da minori e che sussista il pericolo che i minori possano assistervi.

Trarre le conseguenze che gli arzilli vecchietti non abbiano commesso alcun illecito è tuttavia troppo sbrigativo. Se infatti non hanno violato alcuna norma penale, né hanno posto in essere un atto integrante un illecito amministrativo, hanno comunque violato delle norme di comportamento che debbono essere rispettate da tutti all’interno di una qualsiasi comunità e dalla cui violazione discendono sanzioni di natura non penale. Non è corretto affermare che la mancanza di carattere illecito del turpiloquio non abbia alcuna rilevanza in ambiti lavorativi: si pensi solo alle conseguenze disciplinari applicabili sia ai lavoratori dipendenti che ai professionisti sottoposti alle c.d. regole deontologiche.

Un discorso a parte va fatto per le offese: vero è che esse possono essere veicolate anche con parole che nulla di indecente hanno (si pensi a ladro, maleducato, mafioso, ecc.) tuttavia spesso l’uso di un termine volgare conferisce maggiore valenza offensiva, esaltando il tono di disprezzo dell’offensore. Occorre tuttavia rammentare che l’ingiuria è stata recentemente degradata da reato a “illecito civile”, creando una sorta di “pena accessoria” da abbinare ad una condanna al risarcimento danni.

Ma torniamo agli anziani linguacciuti: a loro bisogna riconoscere qualche attenuante: come si fa a mantenere la calma e non lasciarsi andare a imprecazioni quando il compagno di gioco commette delle bestialità tali da compromettere la partita? Il noto neurologo John H. Jackson anni fa teorizzò che colui che per la prima volta lanciò all’avversario una parola ingiuriosa, invece di una freccia, divenne il fondatore della civiltà. Ma neanche si può dare torto a chi ha disposto la momentanea chiusura: dopo tutte le proteste che c’erano state se non avesse preso provvedimenti avrebbe contato quanto il due di coppe con la briscola a spada. Appunto.

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Sull’episodio di Frascati, per chi ha voglia di approfondire l’argomento parolacce-insulti, è possibile ascoltare le interviste di radio uno a Vito Tartamella, caporedattore di Focus e al sottoscritto

http://www.raiplayradio.it/audio/2018/04/TRA-POCO-IN-EDICOLA-c6551432-5b85-4dcc-9653-66c33a6ef9bd.html.

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